Chi è Eugenio Siragusa// Quien es Eugenio Siragusa


 

Biografía Eugenio Siragusa 1919-2006


Nacido en Catania el 25 de marzo de 1919, apenas casado vivió en Via Concezione Nº 7, Calle Concepción Nº 7, al lado de la Piazza dei Martiri, Plaza de los Mártires, en donde Eugenio tuvo la compenetración. Completó su primer despertar y dio el impulso de la obra en S. Maria La Stella (Sta. María La Estrella), detrás del altarcito de Via S. Giovanni (Calle San Juan), en donde se encuentra la estatua de la Madonna della Stella, hasta 1970.

La mayor parte de la obra divulgativa con encuentros, correspondencia y viajes, fue desde su vivienda de Valverde, en Via S. Giovanni XXIII, Nº 3, Calle San Juan XXIII Nº 3, hasta 1976. El desarrollo de la obra abarcaba todo el Planeta y diversos colaboradores lo ampliaron con conferencias, opúsculos, transmisiones televisivas. Desde que vive en Nicolosi dejó, cada vez más, su laboriosidad en manos de sucesivos colaboradores para dedicarse a la obra sobre planos astrales.

Iniciaba la segunda mitad del siglo XX cuando tuvo lugar, el 25/3/52, en el espíritu de Eugenio el cambio de la personalidad. Un relámpago, con cielo sereno, como el deslumbrante rayo que impactó sobre Pablo de Tarso. Pero Eugenio con frecuencia contaba, en confidencias íntimas, haber sido seguido, desde niño, por peculiares ayudas invisibles. Y luego en aquellos dos últimos años, antes de sus 33, ya se agitaban en su espíritu una serie de preguntas y de búsquedas interiores.

Solía explicar que en él, la personalidad X había muerto y había sido sustituida por la personalidad Y, por medio del rayo de luz controlado.

Si bien la compenetración de Y iniciaba repentinamente, la propia realización, el instrumento, es decir, la componente física y mental, tuvo la necesidad de 11 años de preparación. De cualquier modo, desde los primeros instantes la Consciencia Nueva se liberó, cada vez más, en la dimensión de la memoria universal bajo la directiva del Espíritu Consolador, revelando los más altos secretos de la Consciencia Cósmica con escritos y dibujos, convirtiéndolo en el nuevo personaje, que obró como Anunciador.

El 25 de marzo es, para los cristianos, el día de la Anunciación y también es el segundo nombre de Eugenio: Nuncio.

Viajó continuamente en astral, estando en El Dorado, sobre el Sol Manifestado Crístico y sobre el Sol Secreto, en donde reside el Padre Poimandres, concediéndonos una levísima parte de Conocimiento que narro, un poco, entre las páginas de este libro.

Páginas que son como una fábula, en donde es inestimable el valor de la vida. Parece un sueño en donde el amor fraterno, hacia toda partícula de lo creado, no tiene límites ni condiciones. Para quien no acepta entrar en el castillo encantado de la propia esencia inmortal, es mejor que quede despreocupado.

Pero para aquel que tiene el coraje de amar al prójimo así como el Maestro Jesús nos ha amado y tener el valor de conocerse a sí mismo, es bueno que dé a Dios lo que es de Dios.


  1.                                  BIOGRAFIA DI EUGENIO SIRAGUSA 1919 – 2006


    Nato a Catania il 25 Marzo del 1919, appena sposato abitò in Via Concezione n° 7, accanto alla Piazza dei Martiri, dove Eugenio ebbe la sua compenetrazione. Completò il suo primo risveglio e diede l'impulso dell'opera a Sta. Maria La Stella, dietro l'altare, dove si trova la statua della Madonna della Stella, fino al 1970.
    La maggior parte dell'opera divulgativa con gli incontri, la corrispondenza e i viaggi, fu fatta dalla sua sede , a Valverde, in Via Giovanni XXIII n° 3, fino al 1976. Lo sviluppo dell'opera divulgativa comprendeva tutto il Pianeta e diversi collaboratori l'ampliarono con conferenze, opuscoli, trsmissioni radio-televisione. Da quando abita a Nicolosi, lascia, ogni volta di più, il suo operato in mani di successivi collaboratori, per dedicarsi all'opera nei piani astrali.
    Cominciava la seconda metà del XX secolo, quando ebbe luogo, il 25 .03.1952, nello spirito di Eugenio il cambio della sua personalità. Un lampo a ciel sereno, come l'abbagliante lampo che colpì Paolo di Tarso. Però Eugenio spesso raccontava, in conversazioni confidenziali, di essere stato seguito da quando era bambino, da peculiari aiuti invisibili. E poi, in quelli ultimi due anni, prima dei suoi 33 anni, già si agitavano nel suo spirito una serie di domande e la sua ricerca interiore. Spiegava che in lui, la personalità X era morto de era stato sostituita dalla personalità Y, attraverso il raggio di luce controllato.
    Sebbene la compenetrazione di Y incominciava repentinamente, la propria realizzazione, lo strumento cioè la componente fisica e mentale, ebbe la necessità di 11 anni di preparazione. D'ogni modo, dai primi istanti la Nuova Coscienza se liberò, ogni volta di più, nella dimensione della memoria universale, sotto le direttive dello Spirito Consolatore, rivelando i più alti segreti della Coscienza Cosmica con scritti e disegni, convertendolo nel nuovo personaggio, che operò come l'Annunciatore.
    Il 25 Marzo è per i cristiani il giorno dell'Annunciazione, e Nunzio è anche il secondo nome di Eugenio.
    Realizzò continuamente viaggi astrali, standone in El Dorado, sopra il Sole Manifestato Cristico e sul Sole Segreto, dove risiede il Padre Poimandres, concedendoci una levissima parte della Conoscenza.
    Pagine che sono come una favola, dov'è inestimabile il valore della vita. Sembra un sogno dove l'amore fraterno, verso ogni particella del Creato, non ha limiti né condizioni. Per colui che non accetta d'entrare nel castello incantato della propria essenza immortale, è meglio che rimanga disinteressato.
    Ma per colui che ha il coraggio d'amare il prossimo così come il Maestro Gesù ci ha amati, ed avere il coraggio di conoscere se stessi, è bene che dia a Dio quel che è di Dio.



                         CONTATTO E COMPENETRAZIONE. SICILIA

Percorrendo la differenza oraria, il giorno 25 Marzo, alle sei del mattino, si produceva un avvenimento parallelo che manifestava un punto fondamentale del Programma ed eleggeva uno dei suoi protagonisti fondamentali : Eugenio Siragusa.
Eugenio Siragusa era un uomo forte, di carnagione bruna e i capelli neri pettinati all'indietro. Svegliandosi all'alba, alle cinque, per recarsi al lavoro, pensò :“Mi piacerebbe non dover andare al lavoro oggi e fermarmi a casa con mia moglie e i miei figli,celebrando in pace il mio 33° anniversario.Non tutti i giorni si compiono 33 anni"  
Si alzò dal letto, andò in bagno, si gettò con la mano un po' d'acqua sul viso per svegliarsi, si pettinò i capelli e uscì sulla strada per prendere l'autobus.
C'era una nebbia fitta. Si alzò il colletto della giacca, mise sotto il braccio la sua cartella e si avviò verso la piazza dei Martiri. Le strade erano deserte e soltanto si incrociò con altri catanesi che dovevano fare lo stesso cammino verso il lavoro per arrivare alle otto.
Eugenio Siragusa, senza rendersi conto, ripercorreva mentalmente la sua vita. Valutava i suoi esiti come impiegato del Dazio e non si sentiva né soddisfatto né deluso; piuttosto annoiato, come chi già conosce una lezione a memoria che deve continuare a ripetere .
Lungo il litorale marittimo, Eugenio sentì l'odore del sale, il mormorio dei gabbiani già svegli; il rumore delle barche varate sul molo, le onde. Albeggiava lentamente su un su un fondo grigio. Era arrivato alla fermata dell'autobus che lo avrebbe portato al solito ufficio del Dazio dell'isola. Si riparò sotto la gronda ed aspettò.
La strada era completamente deserta. Non si vedevano né persone, né movimento. Era come se un corridoio invisibile avesse diviso la zona del mare e quella della città ed egli fosse ancorato in mezzo di entrambi, isolato, fuori dal tempo.
All'improvviso sentì un ronzio acuto all'udito. Istintivamente alzò lo sguardo per individuarlo. Immediatamente, procedente dal mare, seguendo la direzione della luce dell'alba, distinse un disco che si avvicinava verso di lui, velocissimo, di un colore bianco-mercuriale. Man mano che l'oggetto luminoso si avvicinava, il suo luccichio e la sua luce si facevano più intensi.
Il corpo fisico di Eugenio Siragusa rimase come ipnotizzato, paralizzato, guardando senza batter ciglio, in direzione dell'oggetto, sempre più vicino. Quando fu più prossimo, distinse nell'interno della sfera luminosa una specie d'oggetto solido, somigliante nella su forma a una campana o un cappello da sacerdote. Repentinamente si fermò nello spazio, rimanendo sospeso, immutabile, sulla verticale dello stesso Eugenio Siragusa, che era rimasto fermo in mezzo al litorale marittimo, guardando il cielo. Gli era caduta la cartella al suolo, mentre guardava in alto in stato di trance. Nonostante dentro di sé si sentisse terrorizzato, era incapace di muoversi; le sue gambe, le sue braccia erano come pietrificati. Improvvisamente, dall'oggetto, fuoriuscì un specie di raggio, che aveva la forma di un chiodo invertito*. La testa del chiodo fu diretta verso di lui. Sentì che una specie d'elettricità penetrava tutto il suo essere. All'istante sentì che l'invadeva una beatitudine che mai prima aveva sentito. La sua paura scomparve. Notò che i suoi muscoli fisici si rilassavano e che si stabiliva fra l'oggetto e la sua mente una beatifica comunicazione, senza nessun contenuto concreto, senza proferire parola.
Poi il raggio luminoso si fece più sottile e, dopo un po' di tempo, fu completamente riassorbito dall'oggetto. Dopo questo, il globo luminoso si ingrandì, variò di colore e il Signor Siragusa non vide più la massa solida al centro. In alcuni decimi di secondi la sfera luminosa scomparve di sopra della sua testa e poté distinguere appena un puntino di luce nello spazio.
Si era fatto giorno. La luce solare s'intravedeva attraverso la nebbia e lasciava vedere gli edifici vicini. Eugenio Siragusa ritornò in sé. Guardo attorno a lui. In fondo alla strada apparve l'autobus.
Si chinò per raccogliere la sua cartella. L'autobus si fermò, aprì le porte e continuò il cammino. Eugenio Siragusa fece qualche passo, come ubriaco, traballando. Sentì una profonda nausea alla base dello stomaco. Guardò attorno a lui. Non riconosceva la sua
città, la strada, le barche... Davanti ai suoi occhi variava la geometria degli edifici come se fossero deformati dalla lente di una macchina fotografica...Tutto gli sembrava strano, arcaico, sudicio, estraneo a lui.
Quella mattina, Eugenio Siragusa non andò a lavorare. Ritornò a casa camminando e si coricò. Sua moglie, Sarina, si allarmò, gli fece domande, ma egli rimase sommerso in un mutismo totale, con lo sguardo nel vuoto...
Le sue nausee continuarono per un po' di tempo. E mentre cercava di capire nel suo cervello quello che appena gli era successo, sentì una voce che gli parlava internamente.
Mai prima aveva sentito niente di simile, fu così che pensò : “ Sto diventando pazzo...”. Si passò la mano sulla fronte diverse volte. Non volle mangiare niente in tutto il giorno. Durante la notte entrò in un sonno profondo e regolare.
Sua moglie l'osservava attonita, senza sapere che fare, come comportarsi. La mente di Eugenio Siragusa fu teletrasportata agli archivi akashici e cominciò a vedere, in uno stato semi-cosciente,immagini di altri tempi, di un'altra terra,di un'altra generazione.

*D: Ma lei è ancora Eugenio Siragusa o in lei vive un altro essere ? ES :  Beh, spesse volte sono io, Eugenio Siragusa, quindi sono XX, ma spesse volte sono anche un' altro, oltre che  Siragusa, sono XY. E per potervi fare capire questo processo, debbo dirvi che X sarebbe il mio corpo fisico, cioè la  strumentalizzazione dell' Y, che sarebbe la parte psichica che proviene dall'esterno...!!

*D: Husted es todabia Eugenio Siragusa o dentro de husted hay otro ser?
ES:Beh, muchas veces soy yo, Eugenio Siragusa, entontec soy XX, ma tambien bastantes veces soy otro que Siragusa, soy XY. Y para que podeis entender este projeso ostengo que decir X seria mi cuerpo fisico, es decir el instrumento del Y, que seria la parte psiquica que LLga del exterior...!!




                      Contacto y compenetración en Sicilia

Salvando la diferencia horaria, el día 25 de marzo a las seis de la madrugada se producía un acontecimiento paralelo que expresaba un punto fundamental del Programa y elegía a uno de sus protagonistas fundamentales: Eugenio Siragusa.
Eugenio Siragusa era un hombre fuerte, de tez morena y cabello negro peinado hacia atrás. Al despertarse a las cinco de la madrugada para acudir al trabajo pensó:

Me gustaría no tener que ir al trabajo hoy, y quedarme en casa con mi mujer y mis hijos celebrando en paz mi 33 aniversario. No todos los días se cumplen 33 años.”

Se levantó del lecho, se fue al baño, se echó unas manotadas de agua en la cara para despertarse, se pasó el peine y salió a la calle para tomar el autobús.

Había niebla cerrada. Se levantó las solapas de la chaqueta, puso bajo el brazo su cartera de mano y enfiló hacia la plaza de los Mártires. Las calles estaban desiertas y solamente se cruzó con otros cataneses que tenían que hacer su camino hacia el trabajo para llegar a las ocho.

Eugenio Siragusa, sin darse cuenta, iba pasando revista a su vida. Evaluaba sus logros como empleado de Arbitrios y no se sentía ni satisfecho ni defraudado; más bien aburrido, como quien ya se sabe de memoria una lección que tendrá que seguir repitiendo.

A lo largo del paseo marítimo Eugenio recibió el olor a sal, el murmullo de las gaviotas ya despiertas, el ruido de los barcos varados en el muelle, las olas. Amanecía lentamente sobre un fondo gris. Había llegado a la parada del autobús que le llevaría a su oficina habitual de arbitrios en la isla. Se cobijó en el alero y esperó.

La calle estaba absolutamente solitaria. No se veía gente, ni movimiento. Era como si un pasillo invisible hubiera dividido la zona del mar y la de la ciudad y él estuviese anclado en medio de ambas, aislado, fuera del tiempo.

De pronto sintió un zumbido agudo en los oídos. Instintivamente levantó la vista para situarlo. De improviso, procedente del mar, trayendo la dirección de la luz del amanecer, divisó un disco que se acercaba hacia él, velocísimo, de un color blanco mercurio. A medida que el objeto luminoso se acercaba, su brillo y su luz se hacían más intensos.

El cuerpo físico de Eugenio Siragusa se quedó como hipnotizado, paralizado, mirando sin parpadear en dirección al objeto, cada vez más próximo. A medida que se aproximaba distinguió en el interior de la esfera luminosa una especie de objeto sólido, semejante en su forma a un trompo o un sombrero de sacerdote. De repente se detuvo en el espacio y quedó colgado, inmutable, sobre la vertical del propio Eugenio Siragusa, parado en medio del paseo marítimo, mirando al cielo. Se le había caído la cartera al suelo y miraba hacia arriba en estado de trance. A pesar de que en su interior se encontrase aterrorizado, era incapaz de moverse; sus pies, sus brazos estaban como petrificados. Súbitamente, del objeto, salió una especie de rayo, que tenía la forma de un clavo invertido. La cabeza del clavo fue dirigida hacia él. Sintió que una especie de electricidad penetraba todo su ser. En el acto le invadió una beatitud que nunca había sentido. Su miedo desapareció. Notó que sus músculos físicos se relajaban y que se establecía entre el objeto y su mente una comunicación beatífica, sin ningún contenido concreto, sin que mediase palabra.

Luego el rayo luminoso se hizo más sutil y al cabo de un tiempo fue reabsorbido totalmente por el objeto. El globo luminoso entonces se agrandó, varió de coloración y el señor Siragusa dejó de ver la masa sólida del centro. En décimas de segundo la esfera luminosa desapareció sobre su cabeza y pudo distinguir, apenas, un puntito de luz en el espacio.

Había amanecido. La luz solar se tamizaba a través de la niebla y dejaba ver los edificios próximos. Eugenio Siragusa volvió en sí. Miró a su alrededor. Al fondo de la calle apareció el autobús.

Se agachó para recoger su cartera. El autobús paró, abrió sus puertas y siguió de largo. Eugenio Siragusa dio unos pasos, como borracho, tambaleándose. Sintió unas profundas náuseas en la base del estómago. Miró en derredor suyo. No reconocía su ciudad, la calle, los barcos. Ante sus ojos variaba la geografía de los edificios como si fuesen deformados por una cámara de ojo de pez... Todo le parecía extraño, arcaico, sucio, ajeno a él.

Aquella mañana, Eugenio Siragusa no fue al trabajo. Regresó a casa caminando y se acostó. Su mujer, Sarina, se alarmó, le hizo preguntas, pero Eugenio Siragusa permaneció sumido en un mutismo total, con la mirada en el vacío.

Continuaron sus náuseas por un tiempo. Y mientras intentaba situar en su cerebro lo que le acababa de suceder, sintió una voz que le hablaba interiormente. Nunca antes había sentido nada parecido, así que pensó: me estoy volviendo loco... Se pasó la mano por la frente repetidamente. No quiso comer nada en todo el día.

Durante la noche entró en un sueño profundo y regular.

Su mujer le observaba atónita, sin saber qué hacer, cómo comportarse. La mente de Eugenio Siragusa fue teletransportada a los archivos akáshicos y comenzó a ver, en un estado semiconsciente, imágenes de otros tiempos, de otra tierra, de otra generación.

                                      * * *

El primer encuentro sobre el monte Sona
30 de abril 1962 de Eugenio Siragusa 
«Una tarde del mes de abril 1.962, sentí, en un momento determinado, la necesidad de acercarme al Etna. Subí en mi coche y me puse en marcha. Tenía la clara sensación de que el auto, más que por mí, estuviese guiado por una fuerza superior. Subí y alcancé el Monte Manfré, de 1.400 metros de altura. Estacioné el coche al borde de la carretera y subí a pie por un sendero que conducía a la cima de un cráter apagado. Estaba casi en la mitad de la escarpada subida, cuando vi resaltar contra la negrura de la colina el perfil de dos figuras, cuyo plateado casco centelleaba bajo los rayos de la luna llena. Eran altos, de aspecto atlético, con largos cabellos que le caían sobre las espaldas y con extraños brazaletes, brillantes como el oro en las muñecas y en los tobillos, con un cinturón fosforescente en la cintura y extrañas placas en el pecho. Al verlos, la sangre se me heló en las venas y me sentí inundado por el sudor. Once años hacía que anhelaba este momento de una forma apasionante, pero lo aislado del lugar, el silencio reinante, la oscuridad de la noche, lo improviso del encuentro, eran elementos que, ciertamente, no contribuyeron a darme valor y calma. Pero esta situación duró muy poco tiempo. Uno de los dos personajes dirigió hacia mí un rayo de luz, proyectado con un artilugio que sostenía en su mano y de improviso, todo mi ser fue recorrido par un extraño escalofrío que me hizo sentir lleno de una calma y serenidad indescriptibles: el corazón, que hacía un momento parecía querer explotar en el pecho, había vuelto a latir regularmente.
Miré a los dos a la cara: iluminados par la luna, entreví unas líneas muy dulces y una mirada austera y bondadosa al mismo tiempo. Y he aquí que uno de los dos me dirigió la palabra en perfecto italiano: "La paz sea contigo, hijo. Te hemos esperado. Graba en tu mente todo lo que te digamos". Y me dictaron un
 Mensaje que había de mandar a los Jefes de Estado y a los responsables de la Tierra».

IL primo Incontro sul Monte Sona
30 aprile 1962

«Una sera del mese di aprile 1962, sentii ad un tratto la necessità di recarmi verso l'Etna. Salii in macchina e mi avviai. Avevo la netta sensazione che l'auto fosse guidata non da me, ma da una forza superiore. Mi inerpicai su per i tornanti e raggiunsi Monte Manfré, a quota 1400 metri. Fermai la macchina lungo il bordo della strada e mi avviai a piedi su per un sentiero che portava in cima ad un cratere spento. Ero a circa la metà della ripidissima salita, quando vidi stagliarsi contro il nero della collina la sagoma di due figure, la cui tuta spaziale argentea luccicava sotto i raggi della luna piena. Erano alti, dall'aspetto atletico, dai capelli lunghi spioventi sulle spalle, con degli strani bracciali lucenti come l'oro ai polsi e alle caviglie, con una cintura fosforescente alla vita e strane placche sul petto. Al vederli, il sangue mi si gelò nelle vene e mi sentii inondato di sudore. Erano undici anni che anelavo spasmodicamente di vivere tale momento: ma il luogo isolato, il silenzio tutt'intorno, il buio della notte, l'incontro improvviso, erano tutti elementi che non concorrevano certo a rendermi coraggioso e calmo. Ma fu una cosa di breve durata. Uno dei due Personaggi rivolse contro di me il fascio di luce proiettato da un aggeggio che teneva in mano, e d'improvviso il mio essere fu percorso da un brivido strano e mi sentii pervaso di una calma e serenità indescrivibili: il cuore, che prima sembrava volesse esplodere dal petto, era ritornato a battere regolarissimo.
Guardai i due in volto: illuminati dalla luna intravidi dei lineamenti dolcissimi ed uno sguardo austero e mite a un tempo. Ed ecco che uno dei due mi rivolse la parola in perfetto italiano: "La pace sia con te, figliolo. Ti abbiamo aspettato. Imprimi nella tua mente quanto ti diciamo". E mi dettarono un  Messaggio da inviare ai Capi di Stato e agli uomini responsabili della terra».

Eugenio Siragusa

Mensaje al los potentados de la Tierra
Sabios, Gobernantes!
A nuestro pesar, debemos, una vez más, y necesariamente, advertiros que, en el caso de que continuéis llevando a cabo los locos designios que os habéis fijado sobre experimentos nucleares, nada se podrá hacer para evitar que vuestro mundo sufra un rudo golpe de naturaleza desastrosa y mortal. Si queréis que vuestro planeta no se vea inmerso nuevamente en el baño de dolor de un tiempo remoto, debéis, del modo más eficaz y decisivo desmontar para siempre vuestros injustificables locos y mortales experimentos nucleares. Si nosotros nos hemos propuesto vigilar vuestro destino, es porque hemos alimentado y alimentamos aún una gran confianza en vuestro porvenir. Haciendo y obrando tal como procedéis, causáis graves impedimentos a nuestras positivas intenciones. Estad seguros de que, si encontráis la fuerza y el valor para construir una sólida unión entre todos los pueblos de la tierra y destruís completamente todas las armas destructoras que aún hoy, y más que nunca, os hacen orgullosamente malos y morbosamente agresivos, nosostros estaremos autorizados, por el amor que nos une a vosotros desde los orígenes del sistema solar, a acercarnos sin ninguna reserva, para proporcionaros los conocimientos y una mejor ciencia que propiciará a toda la humanidad de vuestra tierra una vida serena, rica en felicidad, en verdadera libertad y en infinita prosperidad. 
Obrando como lo hacéis, provocáis en nosotros, además de dificultades, una gran desilusión y amargura. Podríais ser verdaderamente libres y, como nosotros, dueños del universo y de su eterna belleza, podríais ser libres de alegraros amando sin sufrir y sin padecer. Podríais, en fin, volver vuestros ojos llenos de esperanza y de amor, de beata serenidad y de dulzura espiritual, hacia la imagen viviente de Aquél que es siempre el Creador eterno del Todo. ¿Por qué renunciar a tanta paz y felicidad? ¿Por qué queréis a toda costa autodestruiros de forma tan terrible, renegando en un instante de vuestra histórica fatiga evolutiva? 
Este mensaje, que hemos dictado con gran amor, aunque con igual preocupación, es una de las invitaciones más sentidas, dada la gravedad de los hechos que os proponéis llevar a cabo, nosotros hemo hecho mucho y continuaremos haciendo todo lo posible para evitar lo peor. Pero en el caso de que vosotros, gobernantes y hombres de ciencia, elijáis lo peor, no nos quedará otra misión que la de llevar fuera del irremediable desastre solamente a aquellos que nos hayan reconocido y comprendido y que hayan amado a su prójimo como nosotros os amamos. Por lo tanto estad despiertos y sed responsables si queréis sobrevivir. No hagáis inútil el celestial perdón que os trajo Jesús-Cristo por gracia del Padre Creador. 
En 

Asthar e Ithacar 
Eugenio Siragusa
Monte Manfré, ETNA –
30 de abril de 1962 –
Hora 22,15 


Messaggio ai potenti della Terra
Scienziati, uomini di governo! Nostro malgrado dobbiamo ancora, necessariamente, avvertirvi che qualora continuerete ad attuare i pazzeschi disegni che vi siete prefissi con gli esperimenti nucleari nulla si potrà fare per evitare che questo vostro mondo subisca un pesante colpo di natura disastrosa e mortale. Se volete che questo vostro pianeta non abbia a diventare il dolente bagno penale del tempo remoto dovete, nel modo più deciso, smettere per sempre questi vostri ingiustificabili, folli e letali esperimenti nucleari. Se noi ci siamo preposti di vegliare sul vostro destino è perché abbiamo nutrito, e nutriamo, grande fiducia sul vostro avvenire. Invece, così facendo ed operando, ponete gravi impedimenti alle nostre intenzioni costruttive. Siate certi che, se troverete la forza ed il coraggio di costituire una salda unione tra tutti i popoli della Terra e di realizzare la completa distruzione di tutte le armi distruttive che ancora oggi, più che mai, vi rendono orgogliosamente cattivi e morbosamente aggressivi, ci sentiremo autorizzati, per l'amore che ci lega a voi sin dalle origini di questo sistema solare, ad avvicinarci senza alcuna riserva per concedervi quelle conoscenze e quella migliore scienza che provocherebbero per tutta l'umanità una vita serena, ricca di felicità, di vera libertà e di infinita prosperità. Così facendo ed operando provocate in noi, oltre ad enormi difficoltà, grande delusione ed amarezza. Potreste essere veramente liberi e, come noi, padroni dell'universo e della sua eterna bellezza. Potreste essere liberi di giubilare, amando senza soffrire e vivendo senza penare. Potreste infine, rivolgere i vostri occhi pieni di speranza e di amore, di beata serenità e di dolcezza spirituale, all'immagine vivente di Colui che è sempre il Creatore eterno del Tutto. Perché rinunciare a tanta pace e a tanta felicità? Perché volete ad ogni costo autodistruggervi così terribilmente, negando in un baleno la vostra storica fatica evolutiva? Questo messaggio che abbiamo dettato con grande amore, ma con altrettanta preoccupazione, è uno degli inviti più sentiti data la gravità degli atti che vi proponete di attuare. Noi abbiamo fatto molto, e continueremo a fare il possibile, per arginare il peggio. Qualora voi, governanti e uomini di scienza, sceglierete il peggio a noi rimarrebbe il solo compito di portare all'esterno dell'irrimediabile disastro solo coloro che ci hanno conosciuto e compreso e che hanno amato il prossimo come noi l'amiamo. Quindi siate accorti e responsabili se volete sopravvivere! Fate che non divenga inutile il condono celeste donatovi da Gesù-Cristo per grazia del Padre Creatore. 

In fede


Asthar e Ithacar

Eugenio Siragusa
Monte Manfré, ETNA  

30 aprile 1962 
ore 22,15




COMUNICATO  DEPOSITATO  DAVANTI  AL  NOTAIO  IN  DIVERSI  PAESI  ED  INVIATO  AI  CAPI  DI  STATO  DELLE  SUPERPOTENZE  ED  AL  PAPA  GIOVANNI  PAOLO  II,
L'ANNO  1979
“ Non sono un mitomane, né un uomo di fantascienza. Non sono un esaltato, né un bugiardo, né un ignorante. Sono un “contattato” con il compito di divulgare quanto mi è concesso da Chi, per quanto ne so, possiede il potere assoluto in cielo e  in terra.
Questo compito che sviluppo da 30 anni a questa parte, è carico di rinunce e sofferenze, di lotte ed amarezze. Malgrado tutto, non ho piegato le ginocchia, vincendo timori ed odi, incomprensioni e sottili persecuzioni.
Questo atto che compio, forse sarà l'ultimo ed il più “importante” della mia missione, dal mio incondizionato amore verso l'Umanità di questo Pianeta. Ho il sacro dovere di fare notare ai Signori, che un'inimmaginabile forza con poteri impensabili, vigila costantemente e  attivamente lo
sviluppo della grave situazione, creatasi per la pazza corsa agli armamenti nucleari e alla proliferazione, sempre più crescente, di questi  ordigni di distruzione e di morte.
La presenza sul Pianeta da parte di questi Signori dello Spazio, guarda principalmente, ad impedire una degenerazione capace d'annientare inesorabilmente la vita su questo mondo. E' a mia conoscenza, che è dentro delle mie possibilità, un forzato condizionamento e una radicale “mutazione” dell'attuale situazione, con la finalità di evitare che si ripeta un'enorme catastrofe che toglierebbe, totalmente, l'alito di vita di questo Pianeta.
E' pure vero, per quanto io conosco, che la sua missione si limita al compito specifico di “trattenere l'attuale progressiva involuzione” degli equilibri cosmofisici e cosmodinamici del Sistema Solare.
Capisco bene quanto sia difficile dar credito a quanto dico, attraverso di questo comunicato scritto,  e anche che sia difficile interpretare realmente questo mio atto d'amore. Come fece a suo tempo il profeta Giona, non faccio altro che ripetere la su storia e questa volta senza disubbidire. Credo d'aver fatto il mio dovere e spero, dal più profondo del mio cuore, che Voi compiate il vostro”.
                                                                                           Eugenio  Siragusa


TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL DEL ACTA ANTE ESCRIBANO (NOTARIO)
COMUNICADO  DEPOSITADO  ANTE  NOTARIO  EN  VARIOS  PAISES  Y  ENVIADO  A  LOS  JEFES  DE  ESTADO  DE  LAS  SUPERPOTENCIAS  Y  AL  PAPA  JUAN  PABLO  II,    EL  AÑO  1979.
“ No soy un mitómane ni un hombre de ciencia-ficción. No soy un exaltado, ni un mentiroso, ni un ignorante. Soy un “contactado” con el cometido de divulgar cuanto me es concedido por Quien, por lo que sé, posee el poder absoluto en el cielo y en la tierra.
Este cometido que desarrollo desde hace 30 anos, està cargado de renuncias y sufrimientos, de luchas y amarguras. A pesar de todo no he hincado la rodilla, venciendo temores y odios, incomprensiones y sutiles persecuciones.
Este acto que cumplo es quizá el ùltimo y el más “importante” de mi misión, de mi incondizional amor hacia la Humanidad de este Planeta. Tengo el sagrado deber de hacer notar a los Señores, que una fuerza inimaginable y con poderes impensables, vigila constantemente y activamente el desarrollo de la grave situación, creada con la loca carrera de armamentos nucleares y la proliferación, siempre creciente, de este orden de destrucción y de muerte.
La presencia en el Planeta de estos Señores del Espacio, mira principalmente, a impedir una degeneración capaz de aniquilar inexorablemente la vida en este mundo. Es de mi conocimiento, que entra dentro de sus posibilidades, un forzado condicionamiento y una radical “mutación” de la actual situación, con el fin de evitar que se repita una enorme catástrofe que eliminarìa, totalmente, el hálito de vida de este Planeta.
Es también verdad, por cuanto yo conozco, que su misión se limita al especifico cometido de “detener la actual progresiva involuciòn”, ya peligrosa para la estabilidad de los equilibrios cosmofìsicos y cosmodinámicos del Sistema Solar.
Comprendo hasta qué punto es difìcil dar crédito a cuánto, a través de este escrito comunicado    digo y también que sea difìcil interpretar realmente este acto mío de amor. Como hizo a su tiempo el profeta Jonás, no hago más que repetir su historia y esta vez sin desobedecer. Considero haber hecho mi deber y espero, desde lo más profundo de mi corazón, que Vds, cumplan el suyo “.

                                                                                                   Eugenio  Siragusa

SONO UN AMICO DELL'UOMO !

Non sono un cartomante, non sono un mago, un astrologo, un indovino o un santone.
Sono un amico dell'uomo ! Sono un semplice viandante e porto acqua per gli assetati di Verità. Non sono nulla di più di un semplice interprete dell'Amore che chiama l'Amore.
Non sono grande, ma minimo agli occhi di Dio e degli uomini. Non vi porto nulla di mio, ma ciò che mi è stato dato, quanto mi è stato affidato perché possiate comprendere, oggi più che mai, la Verità del Tempo di tutti i Tempi.Non vi chiederò mai nulla in cambio di ciò che vi porto. Vi chiedo solo di ascoltare, di meditare e di dedurre; sarete sempre voi a godere la libertà di determinare.Non impongo nessun credo : offro e discuto in piena libertà, con fraterna compressione e con amore. Il mio Maestro non è di questo mondo.Sono un amico dell'uomo, sì, e vi porto una rosa profumata che non appassisce mai, un simbolo, una Verità Eterna. 

Eugenio Siragusa

SOY UN AMIGO DEL HOMBRE!
No son un adivinador, no son un mago, un astrólogo, un al o un santo. Son un amigo del hombre! Son un simple viandante y llevo agua para los sedientos de verdad. No soy nada más que un simple intérprete del amor que llama el amor.
No soy grande, sino mínimo a los ojos de Dios y los hombres. No os entrego nada mío sino lo que me ha sido dado, lo que se me ha confiado para que podáis comprender, hoy más que nunca, la verdad del tiempo de todos los Tiempos. No os pediré nunca nada a cambio de lo que os doy. Os pido sólo de escuchar, de meditar y de deducir; vosotros siempre  tendréis la libertad de determinar. No impongo ningún creo: ofrezco y discuto en plena libertad, con fraternal compresión y con amor. Mi Maestro no es de este mundo. Soy un amigo del hombre, sí, y os entrego una rosa perfumada que no se marchita nunca, un símbolo, una verdad Eterna.

Eugenio Siragusa